L’intelligenza artificiale può aumentare significativamente la produttività dei consulenti fiscali, ma non può sostituire il giudizio professionale né assumersi la responsabilità delle risposte fornite, ha dichiarato Adrian Luca, primo vicepresidente della Camera dei Consulenti Fiscali.
Luca avverte che gli strumenti di IA possono “allucinare”, inventando articoli di legge, sentenze o riferimenti normativi. Inoltre, i modelli possono fornire informazioni obsolete, poiché le loro conoscenze si fermano alla data dell’addestramento. Un esempio è l’aliquota ordinaria dell’IVA, che può essere indicata erroneamente se il modello non include le modifiche legislative più recenti.
I rischi emergono anche quando l’IA analizza documenti voluminosi. Un rapporto di ispezione fiscale di centinaia di pagine e allegati può superare la finestra di contesto dello strumento, senza che questo avverta che alcuni documenti non sono stati verificati. L’IA può inoltre confondere termini come imposta e tassa, esente e non imponibile oppure contribuente e soggetto che effettua il pagamento.
Secondo Adrian Luca, i consulenti devono utilizzare l’IA, ma verificare ogni risultato. Uno strumento può identificare in pochi secondi gli articoli di legge, analizzare rapidamente i rapporti o redigere prime versioni dei documenti. Il tempo risparmiato può essere investito nella pianificazione fiscale, nelle ristrutturazioni, nelle fusioni e acquisizioni.
Man mano che l’accesso alle informazioni diventa più facile, il valore del consulente si sposta verso l’interpretazione della legge, la comprensione della situazione del cliente e l’assunzione della responsabilità per la raccomandazione finale.
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