Il Parlamento europeo ha programmato per il 20 ottobre 2026 il voto su una relazione che propone l’istituzione di un centro europeo per le materie prime critiche e un contributo iniziale dell’UE di 2 miliardi di euro per un fondo dedicato. Le misure mirano a ridurre la vulnerabilità delle industrie europee alle interruzioni dell’approvvigionamento attraverso acquisti congiunti, scorte di emergenza e sostegno agli investimenti.
In sintesi Il voto in plenaria è programmato per il 20 ottobre e stabilirebbe la posizione del Parlamento nei negoziati con il Consiglio dell’UE. Il centro proposto organizzerebbe acquisti congiunti, gestirebbe scorte europee e analizzerebbe i rischi di approvvigionamento. Il fondo dedicato riceverebbe un contributo iniziale dell’UE di 2 miliardi di euro e potrebbe attirare capitali aggiuntivi. Gli obiettivi finanziari di InvestEU e della BEI sono distinti da questo fondo e non rappresentano somme già spese. I progetti sostenuti riguarderebbero l’intera catena industriale, dall’esplorazione e dall’estrazione alla lavorazione, al riciclo e alla sostituzione di alcuni materiali.
La relazione è stata adottata l’8 ottobre dalla commissione per l’industria, la ricerca e l’energia del Parlamento europeo (ITRE), con 64 voti favorevoli, uno contrario e 17 astensioni. Il relatore Mohammed Chahim, eurodeputato dei Paesi Bassi e membro del gruppo dei Socialisti e Democratici, propone di introdurre il centro nella legislazione sulle materie prime critiche. Il voto in plenaria riguarda la posizione del Parlamento per i negoziati, prima dell’adozione definitiva delle modifiche.
L’approvvigionamento è essenziale per la produzione di batterie, chip, apparecchiature energetiche e sistemi di difesa. Nel piano RESourceEU, presentato nel dicembre 2025, la Commissione europea descriveva la concentrazione della produzione e della lavorazione al di fuori dell’UE come una vulnerabilità per l’industria europea. Le restrizioni commerciali e le interruzioni delle forniture possono compromettere la continuità della produzione e l’accesso ai materiali necessari.
Cosa farebbe il centro europeo
Il testo propone un organismo dell’UE dotato di personalità giuridica e competenze operative. Esso individuerebbe le vulnerabilità per ciascuna materia prima, monitorerebbe l’evoluzione dei mercati e metterebbe in contatto produttori, trasformatori, riciclatori e utenti industriali. Le sue analisi orienterebbero gli acquisti, le scorte e il sostegno ai progetti che rispondono a carenze concrete nelle catene di approvvigionamento.
Su richiesta delle imprese partecipanti, il centro potrebbe negoziare e concludere per loro conto accordi di acquisto con i fornitori. La partecipazione agli acquisti congiunti sarebbe volontaria. La relazione prevede inoltre la possibilità di acquisti per conto di almeno due Stati membri, previa valutazione della necessità e della proporzionalità dell’operazione.
Il centro acquisterebbe e amministrerebbe scorte europee per le situazioni di crisi e potrebbe sostenere la costituzione di scorte private che contribuiscano alla sicurezza dell’approvvigionamento. La relazione considera queste riserve strumenti complementari alla diversificazione dei fornitori e allo sviluppo delle capacità di estrazione, lavorazione e riciclo.
Come funzionerebbe il fondo proposto
Il Fondo europeo per le materie prime critiche avrebbe un contributo iniziale dell’UE di 2 miliardi di euro, proveniente dal futuro Fondo europeo per la competitività. Secondo l’articolo 43aa, paragrafo 9, proposto nella relazione, il contributo sarebbe utilizzato in tranche, conformemente alla strategia di investimento e alla procedura di bilancio applicabile. Il fondo mirerebbe ad attirare capitali aggiuntivi dagli Stati membri, da investitori privati e dal Gruppo della Banca europea per gli investimenti.
Il sostegno potrebbe assumere la forma di partecipazioni azionarie, prestiti, garanzie e altri strumenti di condivisione del rischio. I progetti interessati coprirebbero l’esplorazione, l’estrazione, la lavorazione, la raffinazione, la produzione, il riciclo e la sostituzione di alcune materie prime con alternative. La Commissione stabilirebbe i criteri di ammissibilità, le regole di investimento e le condizioni di attuazione, mentre il centro valuterebbe, selezionerebbe, finanzierebbe e monitorerebbe le operazioni ammissibili.
Il contributo al fondo è distinto dal bilancio annuale di funzionamento del centro. La relazione disciplina separatamente le entrate e le spese dell’istituzione, compresi il personale e le infrastrutture, e prevede la rendicontazione dei contributi impegnati e versati, dei capitali aggiuntivi attratti e della performance del fondo.
Gli obiettivi di InvestEU e della BEI hanno basi diverse
Il piano RESourceEU del 3 dicembre 2025 prevedeva, separatamente, la mobilitazione di circa 2 miliardi di euro in investimenti aggiuntivi attraverso InvestEU nel periodo 2026–2027. Lo stesso documento menzionava finanziamenti della Banca europea per gli investimenti fino a 2 miliardi di euro all’anno per progetti del settore, attraverso prestiti e altri strumenti finanziari. Il comunicato iniziale della banca del marzo 2025 aveva annunciato finanziamenti stimati in 2 miliardi di euro per quell’anno.
Gli investimenti che un meccanismo mira a mobilitare, i finanziamenti bancari e il contributo di bilancio proposto per il nuovo fondo hanno periodi e modalità di calcolo differenti. La stessa operazione può beneficiare di più strumenti. I valori non costituiscono, mediante una semplice somma, un totale dei nuovi fondi o degli importi effettivamente versati.
Il Consiglio dell’UE dispone di un mandato negoziale approvato il 4 marzo 2026. Dopo aver definito la posizione del Parlamento, le istituzioni dovranno negoziare la forma definitiva delle modifiche. L’istituzione del centro e il finanziamento del fondo restano proposte nell’ambito di questo processo; il voto programmato per il 20 ottobre non avvia automaticamente un programma di finanziamento per i richiedenti.
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