Firmato il 22 settembre, l’accordo prevede l’estensione delle attività a Pituffik e nuove aree di difesa a Narsarsuaq e Mestersvig. La sua entrata in vigore dipende dalla conclusione delle procedure parlamentari in Groenlandia e Danimarca e dalla notifica diplomatica agli Stati Uniti.
Il Parlamento della Groenlandia, Inatsisartut, esamina l’accordo firmato il 22 settembre 2026 dagli Stati Uniti, dalla Danimarca e dalla Groenlandia per l’estensione della cooperazione militare nell’Artico. Dopo la prima lettura del 12 ottobre, il documento è stato trasmesso alla Commissione per gli affari esteri e la sicurezza, mentre la seconda lettura è prevista per il 3 novembre. La firma non ha concluso la procedura di entrata in vigore.
In breve
L’accordo consentirebbe l’estensione delle attività americane da Pituffik e nuove aree di difesa a Narsarsuaq e Mestersvig, con dettagli concordati tra le parti.
L’entrata in vigore è legata alla nota diplomatica con cui gli Stati Uniti vengono informati della conclusione delle procedure parlamentari necessarie in Groenlandia e Danimarca.
Il testo limita determinati investimenti nei settori sensibili e prevede obblighi di difesa nel caso di un’eventuale indipendenza della Groenlandia.
Le autorità groenlandesi invocano la protezione delle comunità e le opportunità per i fornitori locali. Naleraq chiede un referendum e critica l’assenza di pagamenti fissi garantiti. L’accordo è stato firmato presso la sede dell’ONU a New York dal presidente americano Donald Trump, dalla prima ministra danese Mette Frederiksen e dal primo ministro groenlandese Jens-Frederik Nielsen. Modifica e integra inoltre il quadro di difesa stabilito nel 1951 e gli accordi successivi. Il preambolo riafferma la sovranità e l’integrità territoriale del Regno di Danimarca e il diritto del popolo groenlandese all’autodeterminazione.
L’articolo XII stabilisce la condizione per l’entrata in vigore. L’accordo entrerà in vigore alla data della nota diplomatica che informa gli Stati Uniti che Danimarca e Groenlandia hanno concluso le procedure parlamentari necessarie. Le spiegazioni della proposta presentata all’Inatsisartut precisano che è necessario anche il consenso del Folketing, il Parlamento danese. Il 3 novembre rappresenta quindi una fase programmata dell’esame groenlandese, senza essere di per sé la data di applicazione dell’accordo.
Per quanto riguarda la presenza militare, il testo consentirebbe agli Stati Uniti di modernizzare ed estendere le attività presso la base spaziale di Pituffik. Secondo la Forza spaziale degli Stati Uniti, essa svolge già missioni di allerta sui lanci di missili e di sorveglianza degli oggetti in orbita. L’accordo prevede inoltre aree di difesa aggiuntive a Narsarsuaq e Mestersvig, ma le modalità e i dettagli tecnici devono essere concordati tra le parti. Non stabilisce il numero definitivo degli effettivi, i costi né un calendario completo dei lavori di costruzione.
Per le altre aree di difesa, le proposte devono descrivere l’ubicazione, le dimensioni, le attività e le misure di protezione. I dettagli vengono negoziati nel Comitato permanente per la cooperazione militare. Se non si raggiunge un accordo entro 90 giorni, le consultazioni passano a livelli governativi superiori, fino ai ministri. La scadenza del termine non equivale a un’approvazione automatica. Le installazioni militari senza personale situate al di fuori delle aree di difesa seguirebbero una procedura accelerata di approvazione da parte della Danimarca insieme alla Groenlandia.
Il testo sostiene un maggiore coinvolgimento dell’Alleanza Atlantica del Nord (NATO) nell’Artico attraverso la pianificazione, la presenza, le esercitazioni e la raccolta congiunta di informazioni. Esso integra i diritti di accesso e di circolazione militare già esistenti nell’ambito della cooperazione. Prevede inoltre l’accesso dei sottomarini americani alle acque territoriali. L’esercizio dei diritti deve rispettare, nella misura più ampia possibile, la società e il modo di vivere groenlandesi, compresi la caccia e la pesca.
Una componente distinta riguarda gli investimenti nei settori sensibili, tra cui le infrastrutture critiche e l’estrazione delle risorse. La clausola si riferisce a Stati o investitori di Paesi che non sono membri della NATO, partner della NATO o membri dell’UE. Essa limita il controllo, l’influenza significativa e l’accesso a informazioni non pubbliche alle condizioni di sicurezza previste dall’accordo. Le parti possono concordare che determinate attività non rappresentano una minaccia per la sicurezza nazionale o l’ordine pubblico. L’accordo non concede automaticamente alle società americane licenze per lo sfruttamento delle risorse.
L’accordo non ha una scadenza finale e può essere modificato di comune consenso. Se la Groenlandia diventa indipendente, i governi danese e groenlandese dovrebbero garantire che il nuovo Stato accetti il mantenimento nella NATO, anche mediante una richiesta di adesione qualora necessaria, e assuma i diritti e gli obblighi di difesa previsti dall’accordo. Questa clausola non decide l’indipendenza e non sostituisce la procedura per la modifica dello status del territorio.
Il governo della Groenlandia sostiene che l’accordo rafforzi la partecipazione locale e la protezione delle comunità e dell’ambiente nella definizione delle nuove aree. Per l’economia, il testo prevede l’assegnazione dei contratti per beni e servizi a fornitori groenlandesi nella misura più ampia possibile, tenendo conto della loro capacità di eseguire i lavori. Non garantisce un numero di posti di lavoro né un reddito annuo fisso per il bilancio.
Nel suo intervento parlamentare del 12 ottobre, Pele Broberg, del partito Naleraq, ha sostenuto la cooperazione in materia di sicurezza con gli Stati Uniti, ma ha criticato l’assenza di una contropartita finanziaria fissa garantita e gli obblighi a lungo termine, compresi quelli che spetterebbero a uno Stato indipendente. Il partito ha chiesto che la popolazione si pronunci tramite referendum prima dell’approvazione finale dell’Inatsisartut. Si tratta di una richiesta politica, non di un referendum già approvato.
L’interesse europeo ha anche una distinta dimensione economica. Il 7 settembre la Commissione europea ha annunciato un pacchetto Global Gateway da 200 milioni di euro per investimenti nel 2026–2027, compresi connettività, energia e materie prime critiche. Questo pacchetto non rappresenta il finanziamento dell’accordo militare. L’analisi pubblicata il 12 ottobre dal Servizio di ricerca del Parlamento europeo, firmata da Angelos Delivorias, fornisce un contesto artico ed economico, senza costituire una posizione adottata dal Parlamento.
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