La Commissione propone di riunire quasi 540 programmi attualmente gestiti separatamente principalmente in un Piano nazionale e regionale di partenariato per ciascuno Stato membro. Raffaele Fitto afferma che le autorità regionali e locali devono essere coinvolte in tutte le fasi, mentre il Comitato europeo delle regioni avverte che la nuova architettura potrebbe concentrare il potere decisionale a livello dei governi nazionali.
La proposta per il bilancio dell’UE 2028-2034 non modifica soltanto le risorse disponibili per le regioni, ma anche il modo in cui verranno prese le decisioni sugli investimenti. La Commissione europea vuole passare da quasi 540 programmi a 27 Piani nazionali e regionali di partenariato, uno per ciascuno Stato membro, più un piano separato per la cooperazione territoriale Interreg. Le autorità regionali e locali dovrebbero essere coinvolte nell’elaborazione e nell’attuazione, ma il piano viene preparato e presentato formalmente dal governo di ciascuno Stato, mentre il Comitato europeo delle regioni chiede garanzie più solide affinché la partecipazione territoriale si traduca in un effettivo potere decisionale.
In breve
La Commissione propone circa 865 miliardi di euro per i Piani nazionali e regionali di partenariato nell’ambito del bilancio 2028-2034.
Ogni Stato membro preparerebbe e trasmetterebbe alla Commissione un unico piano che riunirebbe investimenti e riforme attualmente finanziati attraverso diversi strumenti, tra cui coesione, agricoltura, politiche sociali e migrazione.
La proposta obbliga gli Stati a coinvolgere le autorità regionali e locali attraverso il principio del partenariato e della governance multilivello, ma i capitoli regionali e territoriali compaiono nel testo «laddove pertinente».
Dopo la valutazione della Commissione, ogni piano dovrebbe essere approvato mediante una decisione di esecuzione del Consiglio. Il Parlamento europeo partecipa all’adozione del quadro legislativo generale, non all’approvazione individuale di ciascun piano.
Il Comitato europeo delle regioni avverte che le priorità regionali potrebbero finire per competere tra loro all’interno dei pacchetti nazionali e chiede il pieno coinvolgimento delle autorità locali e regionali nella preparazione, nell’attuazione e nella valutazione dei piani.
Il cambiamento proposto dalla Commissione è strutturale. Al posto di un gran numero di programmi con regole e processi separati, ogni Stato avrebbe un Piano nazionale e regionale di partenariato che riunirebbe riforme, investimenti e altri interventi in un unico quadro. La Commissione stima che questa architettura ridurrebbe i costi amministrativi, semplificherebbe l’accesso ai finanziamenti e consentirebbe di riallocare più rapidamente le risorse quando emergono nuove priorità o crisi.
I piani rappresenterebbero una delle componenti più rilevanti del futuro bilancio europeo. La proposta della Commissione indica circa 865 miliardi di euro per questa architettura. Circa 450 miliardi di euro sarebbero disponibili per la coesione economica, sociale e territoriale, mentre almeno 218 miliardi sarebbero riservati alle regioni meno sviluppate. Altre componenti includono il sostegno all’agricoltura e alla pesca, le politiche sociali, la migrazione, le frontiere e la sicurezza.
La semplificazione solleva tuttavia la questione di chi stabilirà le priorità all’interno di ciascun pacchetto nazionale. Il testo legislativo proposto stabilisce che ogni Stato membro prepari e presenti il piano alla Commissione. Il piano deve essere realizzato in partenariato con le autorità regionali e locali, le parti economiche e sociali, le organizzazioni della società civile e, ove opportuno, il mondo accademico.
Il principio non si limita a una consultazione formale. La proposta richiede una governance multilivello e un approccio dal basso verso l’alto. Le autorità regionali, locali, urbane e rurali devono essere rappresentate nelle strutture di partenariato, mentre gli attori pertinenti devono essere coinvolti nella preparazione del piano, nell’attuazione e nella valutazione dei capitoli e nei comitati di monitoraggio.
Raffaele Fitto, vicepresidente esecutivo della Commissione per la coesione e le riforme, ha difeso questa architettura all’apertura della Settimana europea delle regioni e delle città. Ha sostenuto che il partenariato è un requisito in ogni fase e che le autorità regionali e locali devono avere un ruolo nella progettazione, nella gestione e nell’attuazione dei piani, anche a livello dei capitoli che le riguardano.
Esiste tuttavia una differenza tra questo principio e la distribuzione formale delle competenze. Lo Stato membro resta responsabile della redazione e della presentazione del piano. La proposta prevede capitoli nazionali e settoriali, mentre i capitoli regionali e territoriali sono inclusi «laddove pertinente». Dopo la presentazione, la Commissione valuta il documento e, in caso di valutazione positiva, propone al Consiglio l’adozione di una decisione di esecuzione.
Questa struttura spiega le preoccupazioni delle autorità territoriali. Il Comitato europeo delle regioni chiede che il coinvolgimento delle regioni non dipenda esclusivamente dal modo in cui ciascun governo nazionale organizza il processo. Nella posizione adottata a maggio, il Comitato ha proposto di modificare il testo affinché le autorità regionali e locali siano pienamente coinvolte nella preparazione, nell’attuazione e nella valutazione del piano.
Kata Tüttő, presidente del Comitato europeo delle regioni, ha avvertito il 12 ottobre che il nuovo sistema potrebbe creare concorrenza tra le priorità all’interno degli stessi pacchetti nazionali. Gli investimenti per la coesione potrebbero competere con l’agricoltura, la sicurezza, la migrazione, l’energia, l’adattamento climatico o altri obiettivi per le risorse disponibili. Parallelamente, le regioni potrebbero competere tra loro per gli investimenti pubblici e privati.
Un’altra preoccupazione riguarda la concentrazione geografica degli investimenti per la competitività. Tüttő sostiene che l’orientamento di alcuni strumenti verso i progetti considerati più competitivi potrebbe favorire le aree già economicamente forti, mentre le regioni con infrastrutture, competenze o capacità di investimento più deboli rischierebbero di perdere terreno. Per questo il Comitato delle regioni ritiene che la politica di coesione debba restare uno strumento territoriale distinto e non soltanto una componente di una competizione generale per i finanziamenti.
La Commissione sostiene l’argomento opposto. Nella sua architettura, la combinazione dei fondi consente di adattare i piani alle esigenze specifiche di ciascuno Stato e di ciascuna regione. La proposta mantiene importi minimi per le regioni meno sviluppate e obbliga gli Stati a spiegare la ripartizione delle responsabilità tra autorità nazionali, regionali e locali per la programmazione, l’attuazione, la gestione finanziaria, il monitoraggio e la valutazione.
Anche il sistema dei pagamenti dovrebbe cambiare. La Commissione propone che i trasferimenti agli Stati siano maggiormente legati al conseguimento di risultati, tappe e condizioni concordate, anziché al rimborso di ciascuna spesa ammissibile. Questo approccio viene presentato come un modo per accelerare l’attuazione, ma aumenta l’importanza della negoziazione iniziale sugli obiettivi, sugli indicatori e sulle responsabilità riportati in ciascun piano.
Per le regioni, la posta in gioco è quindi più ampia del livello complessivo del bilancio per la coesione. Conta chi stabilisce i progetti prioritari, chi può chiedere la modifica del piano, quali risorse sono garantite territorialmente e quanta autonomia mantengono le autorità di gestione regionali dopo che le diverse politiche sono state riunite in un’unica architettura nazionale.
La proposta non è ancora una legislazione definitiva. Il Parlamento europeo e il Consiglio stanno negoziando i regolamenti che stabiliranno l’architettura del bilancio 2028-2034. La disputa sul ruolo delle regioni si svolge quindi prima che il modello venga definito in via definitiva. Se il sistema proposto entrerà in vigore, i primi piani dovranno essere preparati prima dell’avvio del nuovo quadro finanziario, il 1º gennaio 2028.
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