Il fallimento dell'Italia di qualificarsi per la Coppa del Mondo per la terza volta consecutiva ha provocato proteste politiche e pubbliche, trasformando il calcio italiano in un campo di battaglia per l'influenza del premier Giorgia Meloni. Dopo le dimissioni del presidente della federazione (FIGC), Gabriele Gravina, sotto pressione, il partito 'Fratelli d'Italia' ha proposto di limitare i poteri della federazione e ha chiesto l'annullamento delle elezioni programmate per il 22 giugno, desiderando porre la FIGC sotto amministrazione speciale.
Il ministro dello sport, Andrea Abodi, ha sottolineato che non organizzare elezioni non è la soluzione per le riforme. I funzionari del calcio denunciano l'intervento del governo come una manovra di potere, accusando Meloni di centralizzazione. Dalla sua ultima vittoria nella Coppa del Mondo nel 2006, il calcio italiano ha subito un declino, e la sua dirigenza si trova ad affrontare difficoltà nell'implementazione delle riforme.
Con meno di una settimana prima delle elezioni, il governo perde slancio nei piani di controllo della FIGC, e le relazioni tese con Giovanni Malagò, un favorito per la presidenza, rischiano di complicare la situazione.
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