Petrișor Peiu ha criticato il programma di governo proposto dal premier Luca Niculescu, sostenendo che la digitalizzazione dell’amministrazione non ridurrà automaticamente la burocrazia e la spesa pubblica. In un post su Facebook, ha affermato che il problema principale non è l’interazione fisica tra cittadini e funzionari, bensì l’elevato volume di informazioni e documenti richiesti dalle istituzioni.
Peiu ha avvertito che trasferire le procedure su internet può significare soltanto spostare la burocrazia nell’ambiente online, senza una reale semplificazione del rapporto con lo Stato. Ha messo in discussione anche i costi dei progetti informatici, denunciando il rischio di contratti «su misura», con valori molto superiori alla media di mercato.
In questo contesto, l’analista ha citato lo scandalo dei contratti Microsoft, le discussioni riguardanti la società Schwarz Digits e i problemi dei sistemi informatici nel settore sanitario. Secondo i dati citati da Peiu, solo il 27,1% degli adulti in alcune regioni della Romania possiede competenze digitali di base, rispetto al 60,4% a livello dell’Unione Europea.
Nel 2025, l’utilizzo dei servizi pubblici online è stato appena del 12,9% nel Sud-Ovest Oltenia e di poco superiore al 27% a Bucarest-Ilfov, mentre la media europea è stata del 57,7%. Peiu sostiene che queste differenze debbano essere risolte prima di un’accelerazione della digitalizzazione.
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