Uno studio dell’European Policy Innovation Council (EPIC) stima che, tra il 2026 e il 2030, cinque dossier sulla regolamentazione europea potrebbero ridurre il PIL dell’UE di circa 159 miliardi di euro all’anno, se attuati in modo restrittivo. Gli autori sostengono che una progettazione più graduale e differenziata delle politiche ridurrebbe le perdite di circa 125 miliardi di euro all’anno.
La regolamentazione europea ha obiettivi legittimi — competitività, transizione industriale, protezione dell’ambiente e della salute pubblica — tuttavia i suoi costi dipendono essenzialmente dal modo in cui le norme vengono calibrate, programmate e applicate, conclude il rapporto «The Hidden Cost of EU Regulation», realizzato dall’EPIC. L’analisi si basa su scenari economici, non su perdite già registrate.
Per il periodo 2026–2030, il rapporto analizza cinque ambiti: i prodotti del tabacco (TPD3), l’intelligenza artificiale, gli imballaggi e i rifiuti di imballaggio (PPWR), il meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere (CBAM) e la biotecnologia. In uno scenario restrittivo, l’impatto cumulativo è stimato in 158,7 miliardi di euro di PIL annuo, circa 35,7 miliardi di euro di investimenti non realizzati e circa 419.000 posti di lavoro a rischio.
Gli effetti modellizzati più rilevanti riguardano il TPD3, con una perdita annuale di 47,6 miliardi di euro, seguito dal CBAM, con 43,9 miliardi di euro, e dal PPWR, con 41,7 miliardi di euro. La regolamentazione dell’IA potrebbe costare 24 miliardi di euro all’anno, secondo lo scenario analizzato.
Il rapporto confronta queste stime con uno scenario di «better regulation», basato su un’attuazione graduale, obblighi differenziati in base al rischio e un calendario sincronizzato con la capacità delle economie di adattarsi. In questa variante, la perdita annuale di PIL scende a 33,4 miliardi di euro, mentre la differenza rispetto allo scenario restrittivo raggiunge circa 125,3 miliardi di euro, 27,9 miliardi di euro di investimenti e quasi 241.000 posti di lavoro.
L’EPIC stima inoltre che tre dossier già esistenti — l’accordo UE-MERCOSUR, la transizione automobilistica e la Politica agricola comune — siano associati a costi annuali di circa 63 miliardi di euro, equivalenti allo 0,35% del PIL dell’UE. Gli autori propongono il concetto di «Stability-by-Design»: valutare per tempo gli effetti economici, consultare le aziende interessate e adeguare gli obblighi alle dimensioni e al rischio delle imprese.
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