Ieri sono scadute le misure istituite durante il periodo di stato di crisi nel mercato dei carburanti, e i primi effetti si sono visti immediatamente alla pompa. Il gasolio è aumentato fino a 38 bani al litro, mentre la benzina ha registrato aumenti modesti o addirittura nulli, a seconda della compagnia. Oltre alla reazione naturale dei consumatori, i numeri mostrano però che la vera storia non riguarda le accise, ma il modo in cui le aziende scelgono di formare i prezzi.
Lo studio AEI "Evoluzione dei prezzi del gasolio e della benzina in stato di crisi in Romania" offre, probabilmente, la radiografia più dettagliata del mercato romeno dei carburanti degli ultimi anni e smonta uno dei miti frequentemente ripetuti: la Romania non è completamente dipendente dal petrolio importato.
Nel caso del gasolio, circa il 16% del gasolio è prodotto da materie prime estratte in Romania, mentre circa l'84% proviene da materie prime importate e raffinate all'estero. La situazione è però diversa per la benzina, dove il 35% proviene dalla produzione interna di materie prime, e il 65% da materie prime importate e raffinate in Romania.
Questa differenza è essenziale. Se una parte importante della materia prima è prodotta localmente, allora i costi dei carburanti non possono seguire teoricamente ogni fluttuazione delle quotazioni internazionali. Esiste un ammortizzatore naturale rappresentato dalla produzione interna, e questo dovrebbe limitare l'ampiezza degli aumenti di prezzo.
Partendo dai costi reali di estrazione, raffinazione, trasporto, distribuzione e commercializzazione, nello studio AEI si delineano tre scenari riguardanti i prezzi teorici.
Il primo scenario, basato esclusivamente sui costi effettivi stimati dall'AEI e su un margine commerciale del 10%, indica che avremmo dovuto avere un prezzo medio di circa 8,58 lei/l per il gasolio e 8,31 lei/l per la benzina.
Il secondo scenario tiene conto del normale ritardo tra l'acquisto della materia prima e la commercializzazione del prodotto finito (fino a un mese), utilizzando le quotazioni dei prodotti petroliferi di circa 30 giorni fa. Il risultato è un prezzo medio di 9,01 lei/l per il gasolio e 8,69 lei/l per la benzina.
Il terzo scenario utilizza le quotazioni internazionali attuali della benzina e del gasolio, risultando in un prezzo teorico di circa 9,99 lei/l per il gasolio e 8,88 lei/l per la benzina.
Il confronto di questi valori con ciò che accade oggi alla pompa è rivelatore. Il 1° luglio 2026, OMV e MOL hanno aumentato il prezzo del gasolio a 9,60 lei/l, con esattamente 38 bani. Di questo aumento, 36 bani rappresentano il ritorno dell'accisa al livello precedente alle misure di crisi, mentre circa 2 bani possono essere spiegati con l'eliminazione del tetto sul margine commerciale. Anche la benzina è aumentata di 2 bani, fino a 8,68 lei/l, con la stessa motivazione.
Petrom ha scelto una strategia diversa. Il gasolio è arrivato a 9,54 lei/l, un aumento di soli 32 bani, il che significa che la società ha assorbito circa 4 bani dell'impatto fiscale. Nel caso della benzina, il prezzo è rimasto invariato, a 8,62 lei/l.
Rompetrol e Lukoil non hanno modificato, almeno fino al momento dell'analisi, i prezzi rispetto al giorno precedente.
Queste decisioni dimostrano che il mercato non funziona in modo uniforme e che gli aumenti non sono dettati esclusivamente da tasse o dai costi internazionali. Esiste spazio di manovra commerciale, e ogni operatore lo utilizza in modo diverso.
È ancora più interessante il confronto tra i prezzi attuali e quelli stimati dall'AEI nei 3 scenari.
Il gasolio commercializzato a 9,54-9,60 lei/l è circa 1,02 lei sopra la stima basata sui costi reali di produzione e circa 59 bani sopra lo scenario costruito sui costi di approvvigionamento di 30 giorni fa. Invece, è molto vicino allo scenario massimo, basato sulle quotazioni internazionali attuali.
La benzina racconta però un'altra storia. I prezzi di 8,62-8,68 lei/l sono solo circa 20 bani sopra lo scenario dei costi effettivi, ma sono sotto la stima risultante dalle quotazioni dei prodotti petroliferi di un mese fa e persino leggermente sotto il livello giustificato dalle quotazioni internazionali attuali.
Il risultato è evidente: il mercato del gasolio reagisce molto più aggressivamente alle evoluzioni esterne rispetto al mercato della benzina.
La spiegazione non deriva solo dalla struttura dell'approvvigionamento, ma anche dalla domanda. Il gasolio è il carburante dell'economia reale. Il trasporto su strada, l'agricoltura, le costruzioni e la logistica dipendono prima di tutto dal gasolio. Di conseguenza, qualsiasi modifica di prezzo produce effetti a catena sui costi di trasporto e, successivamente, sull'inflazione.
Per questo motivo, la differenza tra i costi teorici e i prezzi praticati solleva legittime domande sui meccanismi competitivi del mercato.
Il fatto che Petrom abbia assorbito una parte dell'impatto fiscale, mentre Rompetrol e Lukoil non abbiano ancora effettuato aumenti dimostra che esiste spazio commerciale per decisioni diverse. In altre parole, non tutti gli aumenti sono inevitabili e non tutti sono dettati esclusivamente dal mercato internazionale.
Nel prossimo periodo si vedrà se la pressione competitiva porterà a aggiustamenti discendenti o se gli operatori preferiranno mantenere i prezzi ai livelli attuali. La scadenza delle misure di crisi non significa solo il ritorno delle accise o l'eliminazione del tetto sul margine commerciale. Essa rappresenta anche un test per il funzionamento del mercato. Se le differenze tra i costi economici e i prezzi finali continueranno a rimanere elevate, allora la discussione deve riguardare la fiscalità, la concorrenza, la trasparenza e la responsabilità nei confronti dei consumatori.
E questo è, probabilmente, il messaggio più importante dell'analisi AEI: non ogni prezzo elevato è inevitabile e non ogni aumento può essere spiegato esclusivamente dall'evoluzione delle quotazioni internazionali.
La Romania, con la seconda maggiore produzione interna di materie prime tra i paesi dell'UE, ha i prezzi dei paesi occidentali.

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