Quando mi annoio o mi infastidisco, o cado in depressione, o mi viene voglia di lasciare tutto in sospeso (cosa che mi capita quotidianamente, ogni volta che sfoglio i giornali), mi salvo – o almeno mi tengo a galla – sfogliando gli scritti di Nenea Iancu. Una vera vitamina nazionale, un uomo coraggioso, realistico, non complessato, pieno di umorismo, di relativismo salvifico e di una sana malinconia… Che non ho avuto la fortuna di essere suo contemporaneo, di aggirarmi nei paraggi, di bere con lui qualche boccale o qualche bottiglia di buon vino è, credo, la grande sfortuna della mia vita.
Recentemente, ho ritrovato, terapeuticamente, alcuni passaggi che offro, cristianamente, ai lettori di questa rubrica.
Riguardo all'eterna "società politica" autoctona: "Da noi oggi non abbiamo che un'accozzaglia di gente sempre più grande, più variegata e più eterogenea. Questa accozzaglia di tumulto, che cambia fisionomia ogni giorno, che non ha alcun bisogno superiore a quelli individuali, che non può avere una tradizione, e, pertanto, in nessuna circostanza unità di pensiero e di sentimento, è lontana da ciò che si intende con le parole 'società assestata'. Questo mondo assomiglia a un vasto mercato, in cui tutto è improvvisato, tutto è passeggero, nulla è realmente fondato, nulla è duraturo. Nei mercati sorgono baracche precarie, per un tempo molto limitato, non monumenti duraturi, che possano rimanere e servire anche ad altri oltre a quelli che le hanno erette." (1896)
O, sulla stessa tematica: "…in giustizia, il popolo non ha fiducia; essa ha, così, autorità, ma non prestigio; e tra questa giustizia senza prestigio e il popolo scettico, si erge la formidabile e eccessivamente numerosa classe degli avvocati – la più prospera in Romania dopo quella dei grandi affittuari. Gli avvocati costituiscono il grosso degli intellettuali; la loro classe è la grande serra degli uomini di Stato. Così si recluta l'oligarchia che governa il paese romeno. Non è un'oligarchia nemmeno stabile, di tradizione storica, di bravura, di obblighi morali, di nobiltà, o di meriti; è un'oligarchia mutabile, di perpetua premialità, accessibile a chiunque attraverso la non meritevolezza, attraverso la lotteria, attraverso l'avventura. Audacia molta, priva di ogni scrupolo, rinuncia alla dignità personale, all'onore della famiglia, infamia anche, se necessario, e un po' di fortuna – e la carriera brillante è pronta." (1907)
Riguardo a una minima igiene della stampa: "Onore e grammatica, queste sono le prime condizioni di una buona stampa."
Una formidabile anticipazione della "comunicazione" virtuale, del blogging senza frontiere, della "socializzazione" insonne: "Per un romeno che sa leggere, la cosa più difficile è non scrivere."
Oltre a innumerevoli testi con allusioni (la perpetua "attualità" di Caragiale), esistono anche campioni di semplice umorismo intermezzo o di profetico senso delle audacie d'avanguardia.
1) Umorismo (ironico), con l'occhio rivolto ai velleitari innamorati delle proprie imprese letterarie: "In un pomeriggio d'estate aveva avuto la cattiva ispirazione di vivere con un racconto il signor Găvănescu. Era un racconto nello stile del tempo, con Gheorghe e Simina che si amavano al campo, ballavano alla horă... La lettura iniziò. Caragiale, da un po', si era tolto il cappotto. Poi il gilet. Poi il colletto (l'autore leggeva sempre: 'E Gheorghe così e d'altro canto, quando vedeva Simina...'). E lasciandosi bene in quattro zampe, Caragiale evitava così la sedia dell'autore inopportuno, e fermandosi davanti a lui alzava solo la testa, maschera terribile: – 'Assassino, fermati! gridò con voce tonante verso l'autore. Hai in mente di ucciderci tutti?'." (scena raccontata da Octavian Goga)
2) Plunge surrealista, degno del gusto dell'avanguardia autoctona e europea. Improvvisazione onirica (raccontata sempre da Octavian Goga): "A Rășinari, in una notte di luna, ammiravamo l'orizzonte tagliato da una cima impervia. E allora nenea Iancu ha sentito un desiderio che infrangeva le due estremità in lui: 'Vedete, per me, sarebbe sublime ora, così, tutti in pelle nuda qui, e un pianoforte, e Beethoven!'."
Che uomo! Che straordinaria mescolanza di suprema normalità, immaginazione euforica, genio della farsa e fascinazione dell'immediato! Aferim, nene Iancule! Con persone come te accanto, persino l'agonia diventa sopportabile.
https://www.dilema.ro/situatiunea/iarasi-si-iarasi-caragiale-reluare-de-actualitate
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