In una Romania segnata da crisi successive, il fatto che la Chiesa rimanga l'istituzione con il più alto livello di fiducia non è una sorpresa, ma piuttosto un sintomo sociale. Secondo il Barometro Informat.ro – INSCOP Research (edizione VII, realizzata nel periodo 12-15 gennaio), il 63,9% dei romeni dichiara di avere "abbastanza" e "molta" fiducia nella Chiesa, ponendola al primo posto nella gerarchia delle istituzioni nazionali.
Da una prospettiva sociologica, l'alta fiducia nella Chiesa, rispetto al resto delle istituzioni nazionali, può essere vista anche come una reazione alla crisi di credibilità dell'autorità statale. Quando le istituzioni politiche – Parlamento, Governo, partiti – sono associate a incompetenza, corruzione o distanza dal cittadino, la Chiesa rimane un punto di riferimento forte. Essa offre guida morale e un senso di appartenenza, anche per coloro che non sono praticanti attivi.
Oltre al dato del 63,9%, i dati socio-demografici rivelano, però, una profonda frattura, che dice molto sulla Romania di oggi. L'alta fiducia nella Chiesa è concentrata soprattutto tra gli elettori del PSD e dell'AUR, tra le persone di oltre 60 anni, tra coloro con istruzione primaria e tra gli abitanti delle aree rurali. Per queste categorie, la Chiesa funziona non solo come istituzione religiosa, ma come un "ancora" sociale di fronte ai rapidi cambiamenti della società moderna. In particolare nell'ambiente rurale, la Chiesa rimane un punto di riferimento identitario e comunitario, essendo legata alla tradizione e a un senso di continuità in un mondo percepito come sempre più imprevedibile.
All'opposto, i dati mostrano che hanno la più bassa fiducia nella Chiesa: gli elettori dell'USR, le persone di età compresa tra 30 e 45 anni, coloro con istruzione superiore, gli abitanti di Bucarest e delle grandi città. Si tratta di segmenti di popolazione più esposti a valori secolarizzati e a modelli occidentali di separazione rigorosa tra stato, società e religione. Per queste categorie, la Chiesa è spesso percepita come troppo vicina alla politica, poco trasparente o insufficientemente adattata alle realtà moderne.
Questa differenza non è solo una questione di opinione, ma una visione della società. La fiducia nella Chiesa diventa così un indicatore della tensione tra tradizione e modernizzazione, tra conservatorismo e progressismo.
In fondo, la vera sfida non è l'esistenza di queste differenze, ma la capacità della società di mediare un dialogo reale tra le diverse categorie di popolazione che non condividono più gli stessi simboli fondamentali. Questa frattura è spesso sfruttata dagli attori politici, che preferiscono amplificare le divisioni piuttosto che costruire ponti di dialogo. In questo contesto, la fiducia più bassa nella Chiesa non dovrebbe essere confusa con una crisi di fede. Per molti romeni, la fede rimane viva, anche se il rapporto con l'istituzione religiosa tende a essere più critico.
Metodologia: I dati dell'edizione VII del BAROMETRO Informat.ro – INSCOP Research sono stati raccolti nel periodo 12-15 gennaio 2026. Metodo di ricerca: intervista tramite questionario. I dati sono stati raccolti tramite il metodo CATI (interviste telefoniche), il volume del campione semplice, stratificato è di 1100 persone, rappresentativo per le categorie socio-demografiche significative (sesso, età, occupazione) per la popolazione non istituzionalizzata della Romania, con età di 18 anni e oltre. L'errore massimo ammesso dei dati è di ± 3%, con un grado di fiducia del 95%.
Ultime notizie
07:54
07:33
07:27
07:21
07:15
Vedi altre notizie