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Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha imposto venerdì un nuovo insieme di dazi doganali di ampia portata, compresi tra il 10% e il 12,5%, per 60 paesi, per sostituire una tassa globale del 10% che stava per scadere, scatenando così un'ondata di critiche e proteste da parte degli alleati e dei principali partner commerciali degli Stati Uniti.
Questi dazi sostituiranno il dazio globale del 10% che scade lo stesso giorno.
La misura riguarda importanti partner commerciali, come Cina, India e Unione Europea, ed è giustificata dal fatto che questi paesi non hanno preso misure sufficienti contro il lavoro forzato.
Il rappresentante commerciale degli Stati Uniti, Jamieson Greer, ha sottolineato che gli Stati Uniti vietano le importazioni realizzate attraverso lavoro forzato da quasi un secolo.
I nuovi dazi, stabiliti sulla base della Sezione 301 del Trade Act del 1974, influenzeranno la maggior parte delle importazioni, ma prodotti come petrolio e gas naturale sono esclusi.
Critiche da parte dei paesi interessati, come Brasile e Cile, sono emerse, accusando la misura di essere arbitraria e ingiustificata.
Gli attivisti per i diritti umani ritengono che questi dazi potrebbero contribuire a ridurre il lavoro forzato, un fenomeno che colpisce milioni di persone a livello globale.
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