L’Estonia sta cambiando la propria strategia di difesa e sta trasferendo la sua principale unità da combattimento, la Brigata 1, da Tapa a Johvi, a circa 50 chilometri dal confine con la Russia. Le truppe saranno mantenute permanentemente nella zona, con l’obiettivo di fermare un eventuale attacco già alla frontiera.
«Dobbiamo difendere il Paese dalla frontiera e vincere già nei primi combattimenti», ha dichiarato il colonnello Tarmo Kundla, comandante della brigata. A Narva, città situata proprio vicino alla Russia e con una popolazione a maggioranza russofona, è in costruzione una base per 200 militari, che potrà ospitarne altri 800 in caso di crisi.
L’Estonia non si aspetta una guerra su larga scala tra Russia e NATO nei prossimi due anni, ma prende in considerazione un attacco limitato, inclusa una possibile occupazione della città di Narva. Un armistizio in Ucraina potrebbe consentire a Mosca di trasferire militari esperti verso il confine occidentale.
Nel mese di maggio, Tallinn ha introdotto il concetto di «difesa attiva». L’Estonia ha ordinato nove sistemi HIMARS, con missili in grado di colpire obiettivi a 300 chilometri, nonché nove sistemi sudcoreani Chunmoo. Le spese militari sono aumentate del 42%, raggiungendo 2,4 miliardi di euro, l’equivalente del 5,4% del PIL. Le autorità stanno preparando anche le infrastrutture civili per le situazioni di crisi, incluso il collegamento automatico a reti mobili alternative.
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