L’Australia ha raddoppiato, discretamente, da cinque a dieci anni il periodo durante il quale il personale che lascia il servizio attivo può essere mobilitato nell’ambito della riserva, in caso di guerra o di emergenza nel settore della difesa. La misura è stata introdotta attraverso l’aggiornamento delle norme in materia di difesa e si applicherà ai militari che si arruolano o passano alla riserva a partire dal 1º ottobre.
La modifica mira a rafforzare la capacità di difesa del Paese, mantenendo più a lungo il personale e le competenze acquisite nelle forze armate. Un portavoce del ministro della Difesa ha dichiarato che la riserva deve disporre delle persone e delle capacità necessarie per rispondere alle esigenze attuali e future dell’Australia.
I militari che lasciano il servizio attivo sono tenuti a rimanere nella riserva per tutta la durata dell’impegno, ma non hanno obblighi di servizio a meno che non siano mobilitati dal governatore generale, il comandante supremo dell’Australia, Sam Mostyn. La mobilitazione può avvenire durante una guerra, nei preparativi di guerra, in situazioni di emergenza, per operazioni di mantenimento della pace o per sostenere le autorità australiane o governi stranieri, nell’interesse della sicurezza nazionale.
La misura non modifica l’età pensionabile: 60 anni per il servizio permanente e 65 anni per i riservisti. La decisione segue una modifica adottata dal Regno Unito a gennaio, con cui il periodo di mobilitazione per la Royal Navy e i Royal Marines è stato esteso da sei a 18 anni.
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