Un cittadino ucraino di 25 anni, identificato come Artem S., è stato fermato lunedì a Varsavia, con l’accusa di aver partecipato alla preparazione di un atto di sabotaggio in Romania. Secondo le autorità polacche, avrebbe avuto legami con una rete coordinata dai servizi di intelligence russi.
Il fermo è stato eseguito in un appartamento nel quartiere Ursus, sulla base di un mandato d’arresto europeo emesso da Bucarest. Il sospettato non ha opposto resistenza all’operazione e si trova tuttora in Polonia, in attesa di una decisione sulla sua estradizione in Romania.
Gli investigatori sostengono che Artem S. avrebbe partecipato alla ricognizione e alla documentazione dell’obiettivo preso di mira, oltre ad aver contribuito a garantire il finanziamento necessario all’operazione. Il bersaglio sarebbe stato una struttura strategica destinata allo sviluppo di armi e munizioni.
Il caso è legato all’incendio divampato il 14 settembre in un capannone industriale di circa 1.000 metri quadrati a Brașov, situato vicino allo stabilimento militare Carfil, filiale di Romarm. SRI e DIICOT hanno stabilito che il rogo è stato appiccato deliberatamente da una rete di sabotaggio coordinata dal territorio russo.
Nello stesso procedimento, due cittadini bielorussi sospettati di far parte della stessa cellula sono stati arrestati recentemente in Germania. La cellula avrebbe preso di mira strutture militari e industriali in diversi Paesi europei.
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