Prima dell’avvertimento relativo ai porti, Donald Trump ha annunciato che, dopo una discussione con Vladimir Putin, la Russia avrebbe ripreso le forniture di diesel agli Stati Uniti e al mercato globale: il primo carico avrebbe dovuto superare le 300.000 tonnellate, seguito da altre 500.000 tonnellate a novembre e da un ulteriore milione poco dopo, con una tranche aggiuntiva di tre milioni in seguito. La decisione è stata criticata da Volodimir Zelensky, che l’ha definita «debole», affermando che i ricavi di Mosca avrebbero alimentato la guerra contro l’Ucraina, nel contesto dell’intensificarsi degli attacchi aerei russi.
La reazione è arrivata anche dall’Europa: la capo della diplomazia dell’UE, Kaja Kallas, ha avvertito che la sospensione delle sanzioni statunitensi avrebbe garantito alla Russia entrate aggiuntive per finanziare la guerra, aggiungendo che l’Unione europea stava preparando nuove misure sanzionatorie per circa 1.600 persone ed entità. Parallelamente, l’ex ambasciatore Steven Pifer ha affermato che la revoca delle sanzioni avrebbe potuto contribuire a finanziare lo sforzo bellico di Mosca.
Prima che alcune spedizioni fossero visibili sulle rotte verso gli Stati Uniti, Greenpeace Ucraina ha identificato il 29 ottobre sette petroliere con diesel russo che attraversavano l’Oceano Atlantico, cariche di circa 288.000 tonnellate, alcune associate alla «flotta ombra» e soggette a sanzioni in diversi Stati. Il senatore Richard Blumenthal ha avvertito la compagnia di trasporto che le consegne avrebbero potuto violare la legge statunitense del 2022 che vieta le importazioni di petrolio russo.