La Francia, la seconda economia dell’Unione Europea, si trova ad affrontare una combinazione sempre più rischiosa di tensioni sociali, debito pubblico e instabilità politica, in prossimità delle elezioni presidenziali. Centinaia di migliaia di persone hanno protestato negli ultimi due fine settimana contro gli stipendi degli insegnanti, le condizioni delle scuole e l’aumento del costo della vita.
Il debito pubblico ha raggiunto circa 3.500 miliardi di euro e il governo incontra difficoltà nel ridurre il deficit. Il bilancio per il 2027 prevede risparmi per 43 miliardi di euro, limitando lo spazio per nuove misure sociali. Nel frattempo, il rendimento dei titoli di Stato francesi decennali è salito al 5,14%, il livello più elevato dal 2002, mentre il differenziale rispetto ai titoli tedeschi ha raggiunto 169 punti base.
Gli investitori sono preoccupati anche dall’ascesa dei candidati antisistema Marine Le Pen e Jean-Luc Mélenchon, che sostengono politiche costose, tra cui la riduzione dell’età pensionabile. Gli economisti avvertono che le proteste potrebbero aggravare le perdite economiche e compromettere ulteriormente la credibilità della Francia nell’Unione Europea.
Sebbene lo scenario di un’insolvenza non sia considerato imminente, gli esperti paragonano i rischi all’inizio della crisi italiana del 2011. Questi potrebbero aggravarsi rapidamente se il governo non riuscisse a ristabilire la fiducia dei mercati e a ridurre le tensioni sociali.
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