Le forze israeliane hanno chiuso sabato tutti i punti di accesso a Hebron, nel sud della Cisgiordania, e hanno sfollato con la forza 492 famiglie, secondo una stima iniziale del municipio della città. L’operazione è iniziata venerdì sera, dopo che due palestinesi hanno sparato contro due soldati israeliani nei pressi della città, tre giorni prima delle elezioni generali in Israele.
Le truppe israeliane hanno istituito tre punti di uscita, dove le persone vengono interrogate e i sospetti possono essere fermati. L’esercito ha annunciato di condurre controlli in tutta l’area per individuare infrastrutture e armi considerate terroristiche e che l’operazione potrebbe durare diversi giorni.
Secondo l’agenzia palestinese Wafa, le famiglie sfollate provengono dalle zone di Al Yalda e Deir Baha. Durante i raid sarebbero state arrestate almeno 13 persone, mentre a Hebron e nei pressi del luogo dell’attacco sono iniziate demolizioni di edifici e negozi considerati illegali da Israele. L’esercito israeliano non ha ancora fornito dati sul numero delle persone evacuate o arrestate.
Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha annunciato un’operazione su vasta scala in Cisgiordania, con evacuazioni, perquisizioni e la distruzione delle infrastrutture che Israele considera terroristiche.
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