Il ministro britannico delle Finanze, Rachel Reeves, e il suo omologo svedese, Elisabeth Svantesson, sostengono che l'economia russa è molto più fragile di quanto indicano le cifre ufficiali, e che le sanzioni occidentali hanno iniziato a dare effetti. Chiedono un'intensificazione della pressione economica su Mosca e un'accelerazione del sostegno finanziario per l'Ucraina, incluso il prestito di 90 miliardi di euro promesso dall'Unione Europea. Le due funzionarie dichiarano che, sebbene il Cremlino cerchi di presentare un'immagine di stabilità economica, la realtà è diversa, con gravi squilibri e manipolazione degli indicatori economici. L'inflazione e le spese per la guerra hanno portato a una diminuzione del potere d'acquisto delle famiglie russe. Inoltre, il Fondo Nazionale di Ricchezza della Russia è colpito, essendo utilizzato per finanziare la guerra, e il debito pubblico cresce. Reeves e Svantesson stimano che la Russia abbia perso oltre 450 miliardi di dollari a causa delle sanzioni e che le entrate energetiche siano diminuite significativamente. Accolgono con favore le recenti misure dell'Unione Europea e del Regno Unito di vietare le importazioni di gas e propongono un divieto esteso per le esportazioni di petrolio. Infine, sottolineano che la pressione economica sulla Russia deve essere mantenuta e intensificata, mentre il sostegno finanziario per l'Ucraina deve arrivare rapidamente a destinazione.
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