La relazione tra Giorgia Meloni e Friedrich Merz, sempre più frequentemente soprannominato "Merzoni", segna un cambiamento di fondo nella distribuzione del potere nell'Unione Europea, spostando gradualmente il baricentro dalla coppia franco-tedesca verso un tandem italo-tedesco con un'agenda propria su competitività, deregulation e riequilibrio dei rapporti tra stati e istituzioni di Bruxelles. Questa vicinanza si è costruita in pochi mesi attraverso la convergenza di posizioni su industria, attenuazione del Green Deal, immigrazione e rifiuto dei progetti di mutualizzazione del debito sostenuti da Emmanuel Macron, e la loro dinamica inizia a ridisegnare l'architettura di potere dell'Unione e a isolare parzialmente Parigi, obbligando il resto degli stati membri a riposizionarsi tra una visione federalista e una sovranista-intergovernativa.
Un nuovo tandem al centro dell'UE
La relazione Meloni-Merz si è formata sulla base di una diagnosi comune secondo cui la competitività europea sta diminuendo, l'industria è soffocata da costi energetici elevati e regolamentazione eccessiva, e il mercato interno è lontano dall'essere sfruttato al suo vero potenziale. Prima della riunione informale di Alden Biesen, i due leader, insieme al primo ministro belga Bart De Wever, hanno convocato diciassette stati membri a un pre-summit incentrato su industria, energia e semplificazioni, con l'ambizione di preparare le conclusioni politiche per il Consiglio Europeo di marzo. Il documento programmatico Germania-Italia-Belgio, un "non-paper" sulla competitività, sintetizza questa convergenza ponendo l'accento sul completamento del mercato unico, riduzione del peso burocratico e una politica commerciale ambiziosa e pragmatica, evitando però di aprire il fronte sensibile di un nuovo prestito comune europeo o di misure protezioniste esplicite di tipo "Buy European".
Il testo introduce l'idea di un "freno di emergenza" sulla legislazione dell'Unione, un meccanismo attraverso il quale gli stati potrebbero bloccare o sospendere, durante il processo legislativo, norme considerate eccessive se queste colpiscono in modo sproporzionato le imprese, in particolare quelle piccole e medie.
Allontanamento da Parigi e contestazione di Macron
Giorgia Meloni ha già suggerito che il 2026 potrebbe diventare "l'anno dell'Italia e della Germania", presentando questa "amicizia strategica" come benefica non solo per i due stati, ma anche per l'intera Unione Europea. Mentre Merz e Meloni calibrano una visione comune sulla competitività, Emmanuel Macron appare sempre più spesso come un attore contestato o marginalizzato nei dibattiti europei, inclusa la rapida bocciatura, a Berlino, della sua proposta riguardante un nuovo debito comune europeo per finanziare progetti industriali e di difesa, discussione dalla quale Roma ha preferito a sua volta mantenersi a distanza per evitare di riaccendere le paure legate alla mutualizzazione dei debiti.
Le tensioni tra Parigi e il nuovo tandem italo-tedesco sono visibili anche su altri dossier sensibili: il rifiuto di Macron di sostenere l'accordo commerciale UE-Mercosur ha generato frizioni dirette con Merz, per il quale la politica commerciale è uno strumento essenziale nel rilancio della competitività europea, e l'iniziativa francese di tipo "Buy European" ha incontrato riluttanze in Germania e Italia, così come una ferma opposizione da parte dei paesi nordici e baltici, preoccupati per le complicazioni aggiuntive in un quadro normativo già percepito come soffocante.
Nel panorama mediatico e analitico europeo, il passaggio dal vecchio "Merkron" – il tandem Merkel-Macron – al nuovo "Merzoni", in cui l'asse Roma-Berlino contesta la posizione privilegiata della coppia franco-tedesca, è diventato un punto di riferimento ricorrente di interpretazione. Analisi internazionali citate dalla stampa europea notano che, dagli accordi commerciali fino al dossier auto, Merz e Meloni appaiono sempre più spesso come un blocco unito, con il rischio di offuscare il ruolo di Emmanuel Macron nella definizione delle direzioni di politica europea, mentre voci come quella dell'ex ambasciatore italiano Piero Benassi avvertono contro la drammatizzazione e insistono sul fatto che non si tratta né di un nuovo asse consolidato destinato a sostituire la coppia franco-tedesca, né di un attacco diretto alla Francia, ma piuttosto di una convergenza temporanea su alcuni dossier specifici.
Federalismo vs sovranismo intergovernativo
L'ex ambasciatore italiano a Berlino, Piero Benassi, ritiene che il tandem Meloni-Merz funzioni attualmente più come "facilitatore di agenda" attorno alla competitività, non come un nuovo direttorato stabile dell'Unione Europea. Allo stesso tempo, il contenuto delle critiche provenienti da figure come Mario Monti, ex primo ministro italiano, chiarisce la natura della rottura di fondo tra due approcci: da un lato, una visione federalista, associata a Emmanuel Macron, orientata verso un'integrazione più profonda, investimenti comuni e consolidamento della capacità di azione delle istituzioni europee; dall'altro, una visione sovranista, incentrata sull'idea di un "concerto di stati" in cui l'asse Roma-Berlino funge da pivot e pone l'accento sul controllo nazionale sulla legislazione. Il meccanismo di "freno di emergenza" proposto da Italia e Germania, che permetterebbe ai governi di fermare temporaneamente o riorientare iniziative legislative considerate troppo gravose, è emblematico di questo approccio sovranista-intergovernativo, poiché apre la strada a un filtro politico aggiuntivo sulle norme europee.
Invece di promuovere nuovi strumenti comuni di debito, il documento italo-tedesco insiste sulla deregulation e sulla riorganizzazione delle priorità del mercato interno, dall'energia alle infrastrutture transfrontaliere, senza toccare il fronte sensibile della solidarietà fiscale a livello dell'Unione. Dall'altra parte, Emmanuel Macron e i sostenitori di un'autonomia strategica "positiva" pledeano per politiche industriali più interventiste, per meccanismi di tipo "Buy European" e per massicci investimenti comuni, ritenendo che senza questi strumenti l'Europa non possa competere con gli Stati Uniti di Donald Trump e con la Cina, che sostengono massicciamente l'economia attraverso sussidi statali, e in questa ottica l'asse Merz-Meloni rischia di essere percepito come un freno nel cammino verso un'integrazione più profonda piuttosto che come un motore di essa.
Critiche, rischi e vulnerabilità
Le critiche non provengono solo dall'area federalista: diplomatici di diversi stati avvertono, in un'analisi citata da Politico, che un'agenda centrata quasi esclusivamente sulla semplificazione e riduzione della burocrazia rischia di ignorare la dimensione cruciale della riduzione delle dipendenze esterne, dalle catene di approvvigionamento alle capacità di difesa, e un'Europa più "leggera" dal punto di vista normativo, ma priva di risorse comuni e progetti integratori, rimane vulnerabile a shock geopolitici successivi. L'emergere della coppia "Merzoni" coincide comunque con un momento di massima pressione esterna sull'Unione Europea: l'antagonismo aperto del presidente americano Donald Trump, la tattica aggressiva della Cina in campo economico e le minacce ibride provenienti dalla Russia obbligano l'Unione a ripensare rapidamente il posizionamento globale, dal commercio alla sicurezza.
In questo contesto, Merz e Meloni si posizionano come i leader dell'ala che chiede deregulation, ritenzione legislativa e accelerazione delle decisioni, argomentando che senza competitività interna l'Europa non può sostenere né progetti credibili di difesa comune, né una reale autonomia strategica nei confronti di Washington e Pechino.
Questa prospettiva porta loro il sostegno di una parte importante dell'ambiente imprenditoriale, soprattutto in stati fortemente industrializzati, per i quali la semplificazione delle regole e la riduzione dei costi energetici sono priorità immediate, ma obbliga anche gli stati membri a riposizionarsi su più assi, inclusa la relazione con gli Stati Uniti, dove alcune capitali esitano a seguire fino in fondo l'appello di Macron all'autonomia strategica per paura di non perdere l'accesso al mercato americano in un contesto di protezionismo accentuato.
Impatto sull'Europa Centrale e Orientale
Per l'Europa Centrale e Orientale, inclusa la Polonia, la vicinanza Merz-Meloni offre una piattaforma per spingere l'Unione verso una linea più dura su deregulation e crescita economica, come dimostra il sostegno di Varsavia per la semplificazione radicale delle regole del mercato interno. Gli stati della regione rimangono però vigili di fronte al rischio che il nuovo asse italo-tedesco torni al riflesso di un "direttorato" ristretto, in cui le decisioni maggiori sono preparate in un formato ridotto e comunicate successivamente agli altri partner, il che alimenterebbe vecchie frustrazioni legate alla rappresentanza diseguale nel processo decisionale europeo.
Un altro effetto importante del consolidamento della coppia Merzoni è la riconfigurazione degli equilibri ideologici nel Parlamento Europeo, dove esiste già una pratica di cooperazione tra il Partito Popolare Europeo, i Conservatori dell'ECR e il gruppo dei Patrioti su dossier come migrazione, politica climatica o politica estera, a discapito di una "maggioranza Ursula" basata su compromessi tra popolari, socialisti e liberali.
Il consolidamento del tandem Meloni-Merz può accelerare questo riallineamento, marginalizzando ulteriormente la sinistra e i verdi nella definizione delle agende legislative future dell'Unione, mentre i governi dell'Europa orientale cercano di unire i benefici di un'Europa più "leggera" dal punto di vista normativo con la necessità di garanzie di sicurezza e di finanziamento comune. In questo contesto, l'equilibrio tra un asse italo-tedesco orientato verso la deregulation e un nucleo federalista guidato da Macron diventa un elemento critico per il modo in cui i paesi della regione – inclusa la Romania – calibreranno le strategie di influenza a Bruxelles, tra la paura di essere esclusi dal "cerchio interno" e il desiderio di non sacrificare gli strumenti di solidarietà finanziaria.
Scenari per il ruolo globale dell'UE
Nel breve termine si delineano diversi scenari per l'evoluzione della relazione Meloni-Merz e per il suo impatto sul ruolo globale dell'Unione Europea. Un primo scenario è quello in cui Merzoni funge da motore di deregulation controllata e impone un pacchetto di misure in materia di competitività, semplificazione procedurale e riduzione del peso amministrativo, senza rompere l'equilibrio con la Francia, caso in cui l'Unione diventerebbe più agile economicamente, mantenendo un'architettura politica relativamente simile e sostenendo il suo ruolo globale soprattutto sul consolidamento interno, non sull'emergere di nuovi strumenti federali.
Un secondo scenario è quello del blocco tra la visione Merzoni e quella di Macron, situazione in cui le divisioni tra i sostenitori del debito comune e quelli della deregulation rigorosa rimangono irriducibili, e i summit si concludono con dichiarazioni generali, senza nuovi meccanismi di finanziamento, senza un salto qualitativo nella difesa comune e con un mercato dei capitali ancora frammentato, caso in cui l'Unione rischia "agonia lenta" diagnosticata da Mario Draghi e rischia di rimanere un attore globale prevalentemente reattivo.
Un terzo scenario è quello di un policentrismo europeo e di una frammentazione controllata, in cui iniziative come il "patto Merzoni" sono lette come segni di diversificazione dei centri di impulso politico piuttosto che come minacce dirette alla coesione, e più nuclei – da Roma-Berlino e Parigi-L'Aia fino ai gruppi nordici, baltici e dell'Europa orientale – generano proposte che si combinano in configurazioni variabili, delineando un'Unione meno dipendente da un singolo coppia fondatrice, ma più difficile da coordinare.
Indipendentemente dallo scenario, un elemento rimane costante nella diagnosi degli attori europei: in assenza di una crescita economica robusta e di un aggiornamento della dottrina economica considerata superata, l'Europa rimarrà molto vulnerabile a shock esterni. In questo contesto, Merz e Meloni sottolineano politicamente quando collegano direttamente competitività e difesa della democrazia europea e stabilità sociale, sostenendo che solo un continente prospero può resistere alle pressioni populiste interne e alle ingerenze esterne, e la posta in gioco per il futuro ruolo globale dell'Unione è se questo tandem riuscirà a trasformare "deregulation" da uno slogan favorevole all'ambiente imprenditoriale in un progetto coerente che includa investimenti strategici, riduzione delle dipendenze e un'architettura di sicurezza credibile.
*****Sintesi realizzata con l'aiuto di un flusso di monitoraggio di dati fornito dalla piattaforma di monitoraggio media NewsVibe Romania. L'analisi, i dati e le immagini presentate sono state migliorate con l'aiuto di strumenti di Machine Learning e Intelligenza Artificiale.
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