Sebbene le precipitazioni siano tornate in molte zone della Romania, il livello del Danubio a Cernavodă non è ancora salito abbastanza per la riattivazione dei reattori di Cernavodă. Il motivo è semplice, ma difficile da percepire per l’opinione pubblica: la centrale non dipende dalla pioggia caduta negli ultimi giorni in Romania, bensì dalla portata e dal livello dell’acqua in un bacino idrografico enorme, impoverito da una siccità prolungata. Lo scenario ufficiale più ottimistico parla della possibilità di riavviare un reattore intorno alla metà di novembre, ma le condizioni non sono ancora soddisfatte.
Che cosa sta realmente accadendo a Cernavodă
Le unità 1 e 2 della Centrale Nucleare-Elettrica di Cernavodă sono state fermate in modo controllato a luglio e agosto 2026, dopo che il livello del Danubio era sceso pericolosamente e l’acqua non garantiva più con sufficiente margine il raffreddamento dei reattori. A ottobre, il livello ha raggiunto meno 259 centimetri, a soli tre centimetri dal limite operativo di meno 262 centimetri.
Non si tratta di un problema di «acqua per le turbine», bensì di sicurezza nucleare: la centrale ha bisogno di un volume d’acqua stabile per i sistemi di raffreddamento e l’operatore non può accettare un margine minimo. Di conseguenza, Nuclearelectrica ha mantenuto entrambe le unità in «stato di arresto sicuro», senza generare energia.
Perché la pioggia non si vede immediatamente nel Danubio
Una pioggia di alcuni giorni può riempire rapidamente il terreno, i fossati e i piccoli torrenti, e può produrre aumenti visibili nei fiumi interni. Il Danubio, tuttavia, integra l’acqua proveniente da un bacino vastissimo, che comprende le precipitazioni sulle Alpi, sulla Pianura Pannonica, sui Carpazi e sull’intera regione a monte. Se i terreni sono asciutti dopo una lunga siccità, una parte importante dell’acqua viene trattenuta nel suolo o evaporata prima di raggiungere la rete idrografica.
Inoltre, il livello misurato nel bacino di aspirazione della centrale non aumenta istantaneamente quando piove in Romania. Esso riflette il ritardo con cui l’acqua proveniente da monte arriva a Cernavodă, il consumo lungo il fiume, la ritenzione nei laghi e nei bacini di accumulo, nonché il regime delle portate all’ingresso nel Paese. Per questo, Nuclearelectrica ha precisato che, sebbene le condizioni siano migliorate, i livelli nel bacino restano al di sotto della soglia obbligatoria per la riattivazione.
Non basta che «salga»: deve rimanere alto
La condizione tecnica non consiste soltanto nel fatto che l’acqua superi temporaneamente un determinato livello. Le norme minime di sicurezza richiedono che il livello nel bacino di aspirazione venga mantenuto al di sopra della soglia di sicurezza per diversi giorni consecutivi e che presenti una tendenza ascendente.
La spiegazione è operativa: una centrale nucleare non può essere avviata e fermata in funzione di ogni singola onda di piena. La riattivazione comporta un periodo di verifiche, riscaldamento graduale e collegamento alla rete; se il livello del Danubio dovesse scendere subito dopo l’avvio, l’operatore rischierebbe di ritrovarsi nuovamente vicino al limite critico. Per questo, previsioni «volatili e insostenibili» sono sufficienti per rinviare la decisione.
Quando potrebbe riprendere la produzione di energia nucleare
Il ministro dell’Energia, Dumitru Chisăliță, ha parlato della possibile riattivazione di un solo reattore intorno al 15 novembre, se le previsioni idrologiche saranno confermate. Lo scenario previsto è graduale: prima un reattore, e il secondo soltanto se la portata del Danubio consentirà di mantenere le condizioni di raffreddamento.
Esiste tuttavia anche una valutazione più prudente: sulla base delle previsioni dell’Istituto Nazionale di Idrologia, la ripresa sarebbe lenta e insufficiente nella prima parte di novembre, il che potrebbe rendere impossibile la riattivazione delle unità 1 e 2 per l’intero mese. In altre parole, la metà di novembre è una scadenza auspicata ma condizionata, non una data garantita.
Che cosa monitorare
Il livello nel bacino di aspirazione di Cernavodă, non soltanto le immagini delle piogge locali: la soglia critica resa pubblica è meno 262 centimetri.
La persistenza dell’aumento: Nuclearelectrica richiede una tendenza ascendente mantenuta per diversi giorni, non un aumento puntuale.
La portata del Danubio all’ingresso nel Paese, che influenza in modo decisivo il settore di Cernavodă.
Il comunicato di Nuclearelectrica, perché la decisione di riattivazione spetta all’operatore e alle autorità per la sicurezza nucleare, non alle previsioni meteorologiche a breve termine.
Fino ad allora, le piogge sono una buona notizia, ma non ancora una soluzione. Il Danubio ha bisogno di precipitazioni persistenti e distribuite a monte, mentre la centrale ha bisogno di certezza idrologica — non soltanto di alcuni giorni di nuvole sopra Cernavodă.
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