Poco prima, diverse federazioni sindacali avevano annunciato una protesta davanti al Ministero del Lavoro (martedì, dalle 11:00 alle 13:00), chiedendo l’aumento del salario minimo dal 1° gennaio 2027 e lo sblocco della contrattazione collettiva a livello settoriale e nazionale. I sindacati hanno sostenuto che le due rivendicazioni sono collegate e che la definizione di un salario minimo adeguato non può essere realizzata soltanto attraverso decisioni amministrative, ma necessita di contratti collettivi, avvertendo inoltre che il blocco dei negoziati incide sulla conformità della Romania agli standard europei.
Parallelamente, sul fronte legislativo della retribuzione, il presidente Nicușor Dan aveva in agenda colloqui con i partiti sulla Legge della retribuzione, la cui posta in gioco era un traguardo del PNRR da 770 milioni di euro, mentre i sindacati hanno contestato l’ultima versione del progetto, chiedendo che la riforma fosse gestita da un governo con pieni poteri.