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I procuratori spagnoli chiedono pene che ammontano complessivamente a 45 anni di carcere per quattro membri di un clan romeno, accusati di aver sfruttato lavoratori giornalieri nei campi della provincia di Valladolid. Il processo è fissato dal 9 al 12 novembre presso il Tribunale provinciale di Valladolid.
Secondo le accuse, il gruppo era attivo dal 2017 e reclutava in Romania persone vulnerabili, alle quali prometteva posti di lavoro dignitosi in Spagna. I lavoratori venivano trasportati in autobus, poi obbligati a pagare per il trasporto e l’alloggio. Lavoravano tra le nove e le 12 ore al giorno, senza contratti, previdenza sociale, giorni liberi o ferie retribuite.
Il presunto leader, Vasile C., rischia 36 anni di carcere per tratta di esseri umani finalizzata allo sfruttamento lavorativo, appartenenza a un gruppo criminale e riciclaggio di denaro. Sua moglie, Liliana G., è accusata di coinvolgimento nel riciclaggio di denaro e di violazione della legislazione sul lavoro; i procuratori chiedono per lei sette anni di carcere. Altri due imputati rischiano un anno ciascuno.
L’indagine è iniziata alla fine del 2019, dopo una denuncia presentata all’UCRIF. La rete avrebbe coordinato oltre 80 lavoratori e avrebbe utilizzato società fantasma per mascherare i proventi. Durante le perquisizioni sono stati sequestrati 20.100 euro e automobili di lusso valutate oltre 160.000 euro. I procuratori chiedono un risarcimento per danni morali pari a 80.000 euro per ciascuna vittima.
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