Quasi due terzi dei romeni considerano Nicolae Ceaușescu un buon leader per il Paese, come emerge da un sondaggio INSCOP realizzato nel 2025 su incarico dell’Istituto per l’Investigazione dei Crimini del Comunismo e la Memoria dell’Esilio Romeno (IICCMER). I risultati sono alla base di un’analisi pubblicata dal Center for European Policy Analysis (CEPA), firmata dall’ex corrispondente americano in Europa centrale William Echikson, che avverte che l’idealizzazione del regime comunista può indebolire il consolidamento della democrazia.
Secondo il sondaggio INSCOP, condotto tra il 25 giugno e il 3 luglio 2025, il 66,2% degli intervistati considera Ceaușescu un buon leader per la Romania, mentre il 24,1% lo vede come un cattivo leader. Allo stesso tempo, il 48,4% dei romeni ritiene che si vivesse meglio prima del 1989, il 75,1% considera che ci fosse maggiore sicurezza pubblica e il 65,1% sostiene che ci fosse meno corruzione.
Le percezioni favorevoli riguardo al periodo comunista non si fermano qui: il 66,4% degli intervistati ritiene che lo Stato si prendesse maggiormente cura dei cittadini, mentre il 77,2% crede che la Romania fosse più ricca prima della Rivoluzione. Tuttavia, il sondaggio evidenzia anche una contraddizione importante: l’80,9% degli intervistati riconosce che prima del 1989 c’era meno libertà rispetto a oggi.
Cosa dice l’analisi del CEPA
William Echikson avvia l’analisi dalla sua esperienza diretta con la Romania comunista. Durante una visita nel 1986, descrive una Bucarest con strade buie, negozi quasi vuoti e una popolazione alle prese con le privazioni. Tre anni dopo, dopo aver tentato di mettersi in contatto con un dissidente, il giornalista fu trattenuto ed espulso dalla Securitate.
Al suo ritorno in Romania nell’estate del 2026, Echikson racconta di essere rimasto colpito dalla trasformazione di Bucarest e dalle opportunità disponibili per i giovani professionisti, molti dei quali con studi all’estero ed esperienza nel settore tecnologico. Tuttavia, ha osservato che la nostalgia per il comunismo persiste anche nelle famiglie con redditi elevati e un’istruzione occidentale, dove i nonni ricordano con nostalgia la presunta “sicurezza” degli anni ’70.
L’autore spiega questa nostalgia con una memoria selettiva: per le persone colpite dall’insicurezza economica, l’idea di un posto di lavoro garantito e di un’abitazione assicurata dallo Stato può sembrare attraente. Il problema, sottolinea, è che questa immagine ignora la repressione politica, il controllo della Securitate, il culto della personalità, le restrizioni ai consumi, il freddo nelle abitazioni, le interruzioni di corrente e il razionamento degli alimenti negli ultimi anni della dittatura.
Perché il risultato è preoccupante
Per il CEPA, il sondaggio non significa necessariamente che i romeni desiderino tornare alla dittatura, ma mostra una vulnerabilità della memoria collettiva. L’idealizzazione di un regime autoritario può creare terreno fertile per messaggi populisti che promettono ordine, protezione e soluzioni semplici a problemi economici complessi, talvolta al prezzo della riduzione delle libertà individuali.
Echikson collega il fenomeno anche alle disuguaglianze rimaste dopo il 1989. Sebbene la Romania abbia registrato importanti progressi economici e sociali, soprattutto dopo l’adesione alla NATO e all’Unione Europea, i benefici dello sviluppo non hanno raggiunto uniformemente tutte le comunità. Le differenze tra la Capitale modernizzata e alcune zone rurali prive di infrastrutture di base possono alimentare il malcontento e rendere più credibili le promesse associate al passato comunista.
L’analisi richiama inoltre l’attenzione sul modo in cui il passato viene presentato nello spazio pubblico. La visita dell’autore al Palazzo della Primavera, l’ex residenza della famiglia Ceaușescu trasformata in museo, lo porta ad affermare che mettere in evidenza alcune “realizzazioni” attribuite al dittatore, senza una presentazione sufficiente degli abusi e delle politiche che generarono privazioni, può distorcere la percezione pubblica del comunismo.
Un avvertimento per l’intera regione
L’IICCMER ha descritto, nel contesto della pubblicazione del sondaggio, la nostalgia per il totalitarismo come una vulnerabilità che può compromettere persino la sicurezza nazionale. Echikson ritiene che l’esperienza della Romania meriti di essere seguita anche dagli altri ex Stati comunisti d’Europa, perché il progresso economico da solo non è sufficiente a prevenire l’idealizzazione del passato autoritario.
La conclusione dell’analisi del CEPA è chiara: la Romania ha guadagnato libertà, opportunità e un livello di sviluppo nettamente superiore a quello del periodo comunista, tuttavia i risultati del sondaggio INSCOP del 2025 mostrano che una parte importante della società continua a guardare a quel passato con nostalgia. Proprio questa contraddizione tra la realtà democratica odierna e la memoria idealizzata del comunismo rappresenta, secondo l’autore, il principale campanello d’allarme.
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