La Federazione dei datori di lavoro dell’industria dell’ospitalità della Romania (FPIOR) annuncia di non sostenere un nuovo aumento del salario minimo nelle attuali condizioni fiscali e chiede al Governo di ridurre la tassazione dei redditi bassi. Le organizzazioni dei datori di lavoro sostengono che i dipendenti debbano guadagnare di più, ma un aumento del salario lordo, senza una riforma del sistema fiscale, potrebbe incrementare soprattutto i costi delle aziende e le entrate dello Stato.
La FPIOR chiede che qualsiasi decisione relativa al salario minimo sia accompagnata da misure volte ad aumentare l’importo netto che resta ai dipendenti e a proteggere il potere d’acquisto. L’organizzazione propone anche l’eliminazione della tassazione sul salario minimo, individuando soluzioni per compensare l’impatto sul bilancio.
Il presidente esecutivo della FPIOR, Călin Cozma, afferma che, a fronte di un aumento di 200 lei, lo Stato incasserebbe quasi 300 lei attraverso tasse e imposte. A sua volta, il presidente della federazione, Valentin Șoneriu, sostiene che la Romania abbia uno dei livelli più elevati di tassazione dei redditi bassi nell’Unione europea.
Secondo i calcoli presentati dalle organizzazioni dei datori di lavoro, un aumento di 300 lei del salario minimo ridurrebbe l’utile lordo annuo di un’azienda a 24.699 lei, mentre un aumento di 500 lei lo porterebbe a 23.538 lei. Quasi 700.000 aziende potrebbero essere interessate, stima la FPIOR, che chiede consultazioni tra il Governo e le parti sociali prima di una decisione.
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