La Corte Europea dei Diritti dell'Uomo (CEDU) ha respinto la richiesta di Șerban Alexandru Brădișteanu, che contestava la confisca di una parte del suo patrimonio da parte delle autorità romene. La decisione, comunicata il 21 maggio 2026, ha concluso che la Romania ha rispettato il diritto a un processo equo e il diritto di proprietà.
La procedura è stata avviata dall'Agenzia Nazionale di Integrità (ANI) a seguito di controlli che hanno rivelato discrepanze significative tra i redditi e le spese di Brădișteanu, totalizzando 3.595.333 euro e 414.000 dollari. I tribunali romeni hanno deciso la confisca di 737.769 franchi svizzeri, ritenendo che la provenienza di questi non fosse giustificata. La CEDU ha confermato che la procedura di verifica dei patrimoni è civile, non penale, e che lo stato può richiedere spiegazioni riguardo alla provenienza dei beni nel caso di funzionari pubblici. La decisione rafforza il meccanismo romeno di controllo dei patrimoni dei dignitari e conferma che la confisca dei beni ingiustificati è legittima, rispettando le garanzie di un processo equo. L'avvocato Ion Cojocari ha sottolineato che, sebbene lo stato possa richiedere spiegazioni, la confisca non può essere automatica, ma deve rispettare procedure chiare.
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