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Bruxelles minaccia sanzioni: Il blocco degli aiuti umanitari è "punizione collettiva" e crimine di guerra

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3 dicembre 2025, 11:12
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Bruxelles, 2 dicembre 2025 La Commissione per lo Sviluppo (DEVE) ha adottato martedì un progetto di relazione che richiede una revisione fondamentale della risposta dell'UE alle crisi umanitarie, in un contesto globale definito da "policrisi". Il documento, approvato con 16 voti favorevoli, 2 contrari e 3 astensioni, traccia una linea rossa chiara: la fame dei civili e il blocco degli aiuti costituiscono crimini di guerra e devono essere puniti con sanzioni europee.

In breve L'UE deve sanzionare gli attori che bloccano l'accesso umanitario; il rifiuto dell'aiuto è considerato punizione collettiva.

Ferma condanna per l'uccisione di 508 operatori umanitari e gli attacchi agli ospedali; la fame non deve essere usata come arma.

Richiesta imperativa per l'aumento dei fondi umanitari e la protezione specifica delle donne nelle zone di conflitto (Sudan, RDC).

Il rapporto DEVE, redatto da Leire Pajín (S&D, Spagna), segnala un aumento allarmante delle violazioni del Diritto Internazionale Umanitario (DIU).

Gli eurodeputati sono "rivoltosi" per il bilancio nero della Striscia di Gaza, dove 508 operatori umanitari sono stati uccisi, e i convogli e gli ospedali sono obiettivi ripetuti. Il testo afferma esplicitamente che "negare l'accesso all'aiuto umanitario che salva vite è una punizione collettiva, costituendo un crimine di guerra". Questa posizione segna un inasprimento del tono del legislatore europeo, che chiede accesso rapido, sicuro e senza ostacoli in tutta la Striscia di Gaza e invita l'UE a prendere in considerazione sanzioni concrete contro le entità che ostacolano deliberatamente l'assistenza.

Crisi dimenticate e violenza sessuale come arma L'analisi del contesto rivela che l'attenzione dell'UE non deve limitarsi al Medio Oriente. Il rapporto mette in luce le crisi umanitarie senza precedenti in Sudan e nella Repubblica Democratica del Congo (RDC).

Gli eurodeputati chiedono agli Stati membri di indirizzare fondi specifici per i sopravvissuti alla violenza sessuale legata al conflitto, un fenomeno endemico in queste regioni. Inoltre, si richiede un cambiamento di paradigma riguardo le donne e le ragazze: esse non devono essere viste solo come vittime, ma come "agenti di cambiamento" e leader comunitari che possono plasmare il destino delle aree post-conflitto.

La relatrice Leire Pajín sottolinea che, in un mondo con oltre 300 milioni di persone che necessitano urgentemente di assistenza, l'UE deve assumere un ruolo di leadership non solo nella donazione, ma anche nella diplomazia umanitaria. In vista dei negoziati per il bilancio a lungo termine dell'UE (2028-2035), il rapporto richiede un aumento significativo dei fondi, che devono essere prevedibili e sostenibili. La Commissione Europea è esortata a pubblicare la strategia umanitaria promessa per il 2026, con un focus sul "nexus umanitario-sviluppo-pace". Il rapporto sarà sottoposto a voto finale nella sessione plenaria di gennaio 2026.

https://2eu.brussels/articol/stiri/bruxelles-ameninta-cu-sanctiuni-blocarea-ajutoarelor-umanitare-este-pedeapsa-colectiva-si-crima-de-razboi

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